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Duplex Poetica #50: L'ultimo Porto

Illustrazione generata con l'aiuto di un'intelligenza artificiale (Gemini – Google)
Illustrazione generata con l'aiuto di un'intelligenza artificiale (Gemini – Google)


La consegna

Immagina di essere ai tuoi "Porti Grigi". Stai per chiudere un capitolo fondamentale della tua vita (può essere un'età, un amore, un progetto o una versione di te stesso che non ti somiglia più).


Scrivi un testo (sotto forma di dialogo, lettera o pagina di diario) che racconti questo distacco focalizzandoti su tre momenti:


Il Passaggio: Cosa dici mentre affidi la tua eredità e le tue "pagine bianche" a chi resta a riva?

La Liberazione: Descrivi la sensazione del fardello che scivola via, lasciandoti finalmente la leggerezza di chi è pronto per un'altra avventura.

Il Ritorno: Un pensiero per chi torna a casa, perché se per te il viaggio finisce, per loro "la parte del viaggio continua".




Elena (@lamentecarta)


Allo scoccare della mia mezzanotte, una nuova data, durante il sole più alto della giornata, mi preparo a dire addio a quella giovinezza prolungata. I venti sono passati e hanno spazzato via l’illusione che bastasse crederci per potercela fare. Tra i capelli spuntano fili d’argento che non dovranno più stupirmi, è giusto che ci siano, e la paura di non riuscire a conciliare naturali predisposizioni si velocizza, ogni anno, pesando sempre di più. Trenta versioni di me mi dicono addio, ad ognuna di loro sono grata all’impegno che ci ha messo per farmi partire su questa nave. Nessuna di loro ha voglia di scherzare, la faccenda è seria.

Ho appena fatto la muta, scrollandomi di dosso incertezze e ansie di chi ha la possibilità di focalizzarsi su ciò che ama, la veste che ne deriva la consegno al ricordo di quelle persone che ne avevano bisogno: c’è chi è già partito da tempo o chi dovrà ancora salpare, ma nei miei ricordi rimarranno lì, ancorati al mio passato. Hanno bisogno di quella veste, per prendere sul serio l’incertezza, non si tratta di fingere, ma di arrampicarsi ad una più aulica credenza della vita, perché se sei già sul pavimento dall’adolescenza, dopo non saprai più sognare.

La giornata si dilegua per tutti, chi la patisce di più, chi meno, ma questo viaggio mi permette di ritornare a quelle trenta versioni di me, leggere, ideali, per accarezzarne il più nostalgico ricordo.




Giacomo (@giacomo.pirovano)


Un giorno, sul finire di agosto, tornerai alle rapide grigie del fiume Balteo e attenderai il tuo traghettatore in sereno raccoglimento. Lo farai sulle stesse pietre bianche di quella sera lontana in cui vi fermaste a parlare, ignari del tuo futuro.


Quel giorno ti libererai del pensiero, non dovrai più dire una parola. Le tue orecchie riposeranno e conosceranno il silenzio, un suono a te sconosciuto. Rinuncerai al gusto, alla masticazione. Passeranno le ore, i giorni, e le tue interiora non reclameranno più quelle esorbitanti quantità che non ti sono mai appartenute; l’angoscia non ti porterà più a rifiutarle. La gola non brucerà più di sete e non ci sarà più nulla da toccare con le tue esili mani, avide e bramose. Fino alla fine, avranno afferrato ciò che più ti attrae come a volerlo fagocitare con tutto il tuo corpo. Si faranno polvere i tuoi scheletri nell’armadio, che avranno bussato sino all’ultimo. Dimenticherai l’osservare umiliante e rassegnato, come quello gioioso e appagante di tanti anni fa. Non riconoscerai più alcun odore: non quelli dell’inviolata infanzia, non i fetori che ricordano l’autenticità dell’essere nati, nemmeno quei profumi serali – lontani nel tempo - di mesta agitazione. Li sentirai lì un’ultima volta, sul limitare di tutto, sulle pietre bianche a ridosso delle grigie rapide del fiume Balteo.


Rivolgerai poche parole ai tuoi amici, memorie intorno a te, un’ultima volta insieme. Fantasmi di ciò che è stato carne, parole e suoni. Non ti dilungherai nei soliti comizi, dirai di ricordarli e di riderci su, se la cosa li avesse un po’ sollevati. Ti limiterai a lasciare queste poche parole dimenticate in uno dei tuoi imbarazzanti diari:


- preghiera laica per la cura di sé


Questo è il mio corpo

e non ho nient’altro.

Voglio nutrirlo, lavarlo

muoverlo e calmarlo

nel mio comodo letto

poi svegliarlo ancora una volta:

per il mondo

non sarà mai abbastanza

ma sarà tutto per me.

Esisto nonostante

le notti insonni

e i giorni acri.


Ripeti queste parole

nelle notti insonni

e nei giorni acri. -




H.B. Greendust (@the_efed)


FINE ED INIZIO DELL’EPOCA GRIGIA


LETTERA BIANCA


È a te foglio elettronico che questa sera affido queste parole che chiudono l’epoca delle mie pagine bianche.

Le parole si imprimono più difficilmente che se provassi a scriverle con un ramo di rosmarino sulla diorite.

In fondo si è già tutto chiuso quel che poteva esserci di ancora aperto in questo mondo. Non avrei nemmeno l’intenzione di continuare se potessi, perché poco o niente è rimasto.

Non affido a nessuno nulla. Perché non ho più niente da affidare. Tutto quel che è stato è passato che non verrebbe più capito, nemmeno da me.

Vedo dei giovani volti senz’occhi sulla riva dell’Instagram, mi osservano fingendo di essere addolorati. A loro affido il segreto dell’inutilità, ne facciano buon uso e rilassino le loro menti.

Ed anche quest’acqua che mi accingo a surfare, sembra sporca, molto più sporca e verde di ogni altra acqua che mi sia capitato di vedere, di sorseggiare. 

Qualunque sia il viaggio, mi condurrà certamente in un posto più piovoso di quest’ultimo in cui ho vissuto. Sarà un Inferno abbastanza freddo e umido da sembrare la caricatura del Paradiso.

Ho sempre vissuto con leggerezza. Ma ora sento che non sarà più possibile. Ora so che le mie spalle dovranno caricarsi di un peso maggiore di cui ora sono diventato consapevole portatore:

Il peso del nulla.


LETTERA NERA


Ho finito l’ultimo panettone Maina gusto Zuppa Inglese ed ora navigherò su un mare di crema.

Sappiate che se il prossimo anno vi capita di trovarlo a metà prezzo, gente dell’ovest, potrebbe valere la pena acquistarlo. Quando lo aprirete troverete una bustina di cacao da usare come di norma si usa lo zucchero a velo sul pandoro. Vi consiglio di usarla solo se pensate di finirlo tutto in poche ore altrimenti tenderà a sciogliersi rendendo l’esperienza un poco più spiacevole nei giorni successivi.

Vi affido queste pagine nere, che l’invadente lava di cacao ha impregnato, saranno per voi un promemoria per il futuro. Vi affido anche questa scatola di cartone, è molto robusta e colorata, potrete usarla anche come contenitore per la vostra immondizia.

Ora che anche quest’ultimo panettone è finito senza essere scaduto, mi sento più libero. Mi sono levato un peso, non cosi enorme di fatto (circa 750 grammi) però ora si apre un mondo di nuove possibilità per colazione.

Vi saluto e vi do un consiglio: mentre tornate a casa fate un salto al Carrefour, a volte si trovano ancora nonostante sia quasi Pasqua.




Federico (@federciani) 


Lettera al mio passato


Caro Federico,

Ti scrivo, a distanza di ormai tanti anni, per sapere cosa ne è stato di te. L’ultima volta che ci siamo visti, se ti ricordi, faceva caldo e c’era un Sole che spaccava le pietre.

Quel giorno eravamo annoiati, in attesa che arrivasse sera e con lei la partita degli europei di calcio. Quel giorno girammo a lungo in auto, ricordi? Dopo pranzo, entrasti e iniziasti a guidare senza meta: unico criterio, seguire la strada più sconosciuta. Bivio dopo bivio lasciasti i luoghi confortevoli e arrivasti in mezzo al bosco. Ricordi che tirasti giù il f inestrino? Il profumo degli alberi, lo ricordi? E l’erba selvatica? Ricordi che ascoltavi i rumori, mentre il motore girava al minimo? Rumori di uccelli, lo scalpiccio della ruota sulla stradina ghiaiosa. C’era una penombra piacevole, la vista era protetta dei grandi castani; c’eri tu, la tua Dacia e il tempo che non passava mai.

Poi una sensazione scomoda ha iniziato a solleticarti, una paura lieve che prendeva al petto: l’inquietudine di perdersi.

D’altronde, e spero che questo tu non l’abbia dimenticato, eri arrivato lì proprio in fuga dall’inquietudine di una vita che aveva preso a stritolarti e strozzarti.

Comunque, ti perdesti in mezzo al verde, fino a che uno spiazzo erboso ti si aprì davanti agli occhi: era magnifico, questo avevi pensato, vero? Magnifico e sconvolgente. C’era una chiesa, al centro della radura, che aveva una forma circolare e che era perfettamente incastonata all’interno del bosco fitto.

Bene, tutto attorno, lungo il confine tra il prato e il bosco, perfettamente equi-distanziate, c’erano decine di cappellette votive, e tu le guardasti tutte, una per una. Poi un aereo tagliò a metà quel cerchio di cielo e lì, decidemmo di sdraiarci sull’erba.

Quanto siamo stati in quella posizione? Saranno stati minuti? Ore? Chi può dirlo. Fatto sta che ad un certo punto mi sono alzato e sono tornato alla Dacia, lasciandoti lì. Sono ripartito senza tanti preamboli: messo in moto e già la radura era memoria, e con lei, tu: rimasto a contemplare quel cielo splendido.

Caro Federico, quel Federico, io ho iniziato un viaggio da allora, un viaggio doloroso ma necessario. Tu, parte di me, che ha dovuto fermarsi, perché incapace di comprendere quel presente tanto turbolento, sei rimasto in quel luogo magico, che per me fu rivelazione. Il bosco ancora cela i resti di quell’avvenimento così importante nella mia umile esistenza. Quel giorno divenni altro.

Quel giorno vide la mia metamorfosi. Mi piace pensare che quel giorno il Federico-bruco si fece farfalla, ma non è così. Nulla è così semplice. Ma certo è che quel Federico che entrò nel bosco, non ne uscì. A uscirne fu un essere nuovo.


Saluto te, allora, con la nostalgia di chi rimpiange i tempi semplici dell’inconsapevolezza, e ritorno al timone di questo veliero, intento in una navigazione di cile ma eccitante. Saluto te, saluto il passato che non tornerà e riprendo a fissare questa nebbia fitta, in cerca di segnali che il Sole tornerà a sorgere anche sulla mia testa.


Il tuo devoto

Federico




Gabriele (@Gabriele Amante)


La soglia


Non ho preso il largo, non sono salpato per porti lontani. Ho solo attraversato una soglia, sono passato da una parte all'altra del reale. All'apparenza tutto è rimasto uguale, ma per me no, è cambiata ogni cosa. Non ho potuto prepararmi a questa partenza, sono saltato e basta. Ha fatto male, ma sono grato di aver potuto comprendere una verità preziosa oltre il dicibile: che è nel dolore più acuto che si riesce a osservare la vita nella sua più limpida purezza, e nella sua struggente, insostenibile bellezza. E il mio maestro mi insegnò come è difficile trovare l'alba dentro all'imbrunire...


Ora sono qui, senza la minima idea di quanto sarà lungo il viaggio. So solo che dovrò camminare e camminare, finché le gambe mi sosterranno. Dovrò trovare nuovi significati alle cose, ridisegnare le mappe e i confini per non perdermi, rimodulare i sogni. Dovrò imparare a convivere con la presenza dell'assenza, che è una presenza più intensa di ogni altra presenza.


Non sarò da solo: mi basterà una parola o uno sguardo per riconoscere chi come me è passato dall'altra parte. E a chi resta al di qua della soglia non ho nulla da dire, perché sarebbe come voler comunicare in una lingua sconosciuta. Offrirei loro solamente un lungo abbraccio.




Igor (@gribyslab)


Carissimo, Sento che la via dell'ordinario mi sta chiamando, e forse è ora che l'ascolti. Abbiamo vissuto assieme un sogno che non è rimasto chiuso in una bolla, ma che si è fatto materia concreta e monetizzabile. Alcuni ti hanno creduto, altri no, altri ancora ti hanno deriso. Ma i più sono stati dalla tua parte e ti hanno sostenuto. E questa è una cosa non da poco.

Sai quanti Grandi ho conosciuto che erano sempre circondati da persone ma senza mai nessun vero amico?

Ti sei sfidato su tanti campi, da più tecnici ai più amatoriali. Costanza e affidabilità erano la tua garanzia. Hai passato notti insonni, giornate grigie e delusioni. Ma hai tenuto botta.

Eri in una situazione metastabile che non è alla portata di tutti, e nonostante le lacrime hai continuato a restare lì a sanguinare senza arrenderti.

Il prossimo passo è quello della metastabilità.


Se dovessi ricominciare tutto da capo darei solo un consiglio:

Non smettere di crederci, perché la Soddisfazione arriva solo quando credi in qualcosa. Se così non è avviene solo un'amara soddisfazione, per nulla paragonabile all'originale.


La tua traccia nel mondo a qualcuno è rimasta.

E questo io lo chiamo Premio.



𝐷𝜇𝜌𝑙𝜀𝜘 𝜌𝜎𝜀𝜏𝜄𝑐𝛼

#50

23 febbraio 2026 - 16 marzo 2026

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