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 𝑆𝜌𝑟𝜄𝜋𝜏 𝐷𝜇𝜌𝑙𝜀𝜘 𝜌𝜎𝜀𝜏𝜄𝑐𝛼 #3



La consegna

Chiedi ad un membro del Club di darti tre parole con cui dovrei costruire la storia più breve che tu riesca a scrivere.




Elena (@elena_carta98)


Parole date da Silvia (@rougewine): Inganno - Ombra - Risveglio


Sono cresciuto lontano dalle radici famigliari che, fortunatamente per me, vedevo solo ai funerali. Durante uno di questi, l’albero più vecchio, tentò di farmi un discorso vedendo che a malapena riuscivo stare fermo sulle mie gambe:

«Impariamo a camminare nel tempo con un certo ritmo, velocità e oscillamento, ma quando iniziamo ad accorgerci dell’andatura comprendiamo che non è più camminare ciò che ci viene richiesto, così iniziamo a correre. La strada può trarci in inganno, e noi per evitare di fermarci e riflettere sulle nostre intenzioni, ci adattiamo alle corse di altri. Ad alcuni può semplificare pure la vita, ma ad altri di noi può far venire i calli ai piedi. Dopo un risveglio inaspettato e doloroso per il corpo e la mente, ci accorgiamo che l’unico riflesso in cui specchiarci è solo la nostra ombra.»

La volta successiva lo rividi abbracciato dal legno, mentre io reggevo il mio peso su un bastone.




Samuel (@mister.zamu)


Parole date da Igor (@gribyslab): Gribor - Canavese - Ammoniaca


La forza del Turro


L'ammoniaca si stava ormai riversando nei navigli di Ivrea. L'ultimo posto intonso stava per essere distrutto. Il Turro, supereroe del Canavese, con la vena destra del cranio che stava ribollendo di sangue, ricordò i grandi poster con cui la Gribor era arrivata: "L'azienda dello sviluppo del Canavese, la nuova Olivetti".

Non si dava ancora perduto, estrasse lo scettro melanzana magica, illuminato di un viola lucente, pronto a risanare questa terra ormai distrutta dall'inquinamento.

Un interminabile guerra di 100 anni stava per iniziare, che alla fine, avrebbe visto come vincitore nessuno. Un Turro esausto, costretto a ritirarsi alla Locanda della Contea.




Silvia (@rougewine)


Parole date da Stefano (@Stefano Andreotti): Consapevolezza - Filosofia - Pozzo.


La consapevolezza del pozzo ha reso cieca la filosofia.


Adam era giovane, sorrideva poco ma aveva un cuore grande, spesso infranto, era un ragazzo curioso, amava molto leggere e per questo motivo aveva scelto di studiare filosofia

Era felice e innamorato ma il senso di inadeguatezza lo tormentava incessantemente. 

Un giorno, inaspettatamente, la sua ragazza lo lasciò e lui ci rimase male, non per l’atto in sé ma per la giustificazione; “sei troppo triste” gli disse la ragazza, “la tua tristezza mi mette angoscia”.

Quelle parole furono così taglienti che non bastarono mille lacrime per consolare quel dolore.

Come sempre, la sua pacatezza e nobiltà d’animo erano state male interpretate ancora una volta. 

Non si diede pace, così un pomeriggio come tanti uscii per una passeggiata nei campi nella speranza di placare i brutti pensieri. 

Arrivati alla fine della stradina vide un pozzo e si ricordò quando da bambino buttava una monetina per far avverare i suoi desideri; ma i suoi desideri al momento erano oscuri e pericolosi.

Si mise in piedi sul bordo in muratura e guardò giù, era tutto buio, non vedeva nemmeno la fine, esattamente come i suoi pensieri.

Mentre fissava il vuoto sentii una voce lontana chiamarlo, un eco dolce, che cullava i suoi pensieri e la sua mente, in quel preciso momento capì che tutti i suoi dolori avrebbero cessato di esistere nel momento in cui lui stesso sarebbe diventato una monetina.

Così, fece un passo in avanti con la gamba destra e si lasciò cadere nel buio, il corpo iniziò una caduta rapida in questa aria intrisa di umido e più scendeva nel vuoto, più si sentiva pesante e non capiva, doveva sentirsi più leggero, più libero e invece ebbe la consapevolezza di aver fatto un errore e troppo tardi si rese conto che era meglio vivere nell’incomprensione invece di non vivere affatto.




Igor (@gribyslab) 


Parole date da Efed (@the_efed): Fidanzata - Sazerac - Savana


Immerso nella savana del Tarangire, ordinai un Sazerac all'accompagnatore del tour.

Bevvi il cocktail, e sul fondo del bicchiere trovai un bruco, nudo e giallo, di 12 cm. Divenne la mia musa, la mia fidanzata.

Il mio Pasto Nudo.




Stefano (@Stefano Andreotti)


Parole date da Igor (@gribyslab): Acrimonia - Cerniera - Matematica


Il professor Germanetti, titolare della cattedra di matematica al Politecnico, era nervoso e spazientito come non gli succedeva da tempo.

A causa di un corteo di manifestanti aveva dovuto parcheggiare l’auto a quattro isolati di distanza dall’università e nel tragitto aveva disseminato il marciapiede di fogli con gli appunti della lezione che avrebbe dovuto tenere quella mattina.

Sotto il peso di un poderoso block notes, un paio di volumi di testo su disequazioni, integrali e derivate, un’agenda somigliante ad un libro d’antiquariato ed un ombrello da viaggio, la cerniera della sua valigetta aveva ceduto e sull’asfalto stava in bella mostra e in ordine ormai sparso il frutto del lavoro di un intero pomeriggio di esercizi.

Un ragazzo, che il professore ormai da giorni aveva visto più volte seguirlo nei corridoi della Facoltà o fissarlo stranamente durante le lezioni in aula, gli si stava avvicinando con l’intenzione di aiutarlo nella cartacea raccolta.

Germanetti, nel modo impacciato con cui cercava di raccogliere i fogli e ricomporsi, ricordava Il professor John Nash nel film A Beautiful Mind e riempito ciò che restava della valigetta, iniziò a camminare a passo spedito, mentre il ragazzo iniziava a chiamarlo

«Professore aspetti, devo parlarle di una cosa importante.»

Il professore, colmo di acrimonia, ipotizzando che l’oggetto della discussione sarebbe stata la modalità di svolgimento di qualche esercizio trattato e non compreso o peggio ancora la richiesta di poterlo avere come relatore della tesi del ragazzo, si limitò a dire:

«Adesso non ho tempo, sono in ritardo per la mia lezione.»

Quindi accelerò ulteriormente ed arrivato in corrispondenza dell’incrocio, nonostante il semaforo rosso, attraversò in diagonale mentre cascate di clacson gli urlavano il loro disappunto.

Un attimo immediatamente dopo lo stridio di pneumatici sull’asfalto, poi un rumore sordo e le urla di una signora simili al lamento di un animale ferito.

Germanetti che era già sul marciapiede opposto, rimase come impietrito, si voltò e sgranò gli occhi.

Il ragazzo era a terra, immobile, in una posizione scomposta e innaturale, morto.

Quel ragazzo che aveva da poco scoperto che il professor Germanetti era suo padre, nato da una fugace relazione di circa vent’anni prima con una sua allieva e che una madre coraggiosa aveva cresciuto da sola e senza rimpianti, senza nemmeno che il professore sapesse della gravidanza.

Quel ragazzo che era venuto a cercarlo per cambiare la vita ad entrambi, il cui segreto moriva con lui a pochi passi dall’università, a pochi metri da suo padre, un padre che non avrebbe mai saputo di esserlo.




Efed (@the_efed)


Parole date da Giacomo (@giacomo.pirovano): Testo - Scocca - Geometrico


LA FIORISTA


Quella notte Olga lucidò la scocca rugosa della sua Lada Niva per renderla più presentabile alle stelle e a Dio. Aveva guidato di gran fretta sulla prospettiva, per poi accostare dolcemente a casa di Misha.  

Ora di quell’omone spigoloso non resta nient'altro che un testo pieno di cenere e merda appoggiato sul sagrato della cattedrale di Kaliningrad. Sepolto sotto ad un tappeto di fiori tutti colorati e qualche erbaccia, nessuno rivedrá più quel viso fastidiosamente geometrico che tanto l'aveva ossessionata.




Giacomo (@giacomo.pirovano)


Parole date da Samuel (@mister.zamu): Volpe 132 - Fernando Imposimato - Rifiuti nucleari


IL GRANO, LA VOLPE, IL GLADIO[1]


dalle Memorie Ritrovate del magistrato F.I.


2 marzo ’14


[…] Anche oggi, dopo due decadi, ci si accontenta di una corona di fiori a largo della baia di Feraxi, oltre Capo Ferrato. Così ricordiamo ogni anno in veste ufficiale due finanzieri scomparsi nel nulla. La cosiddetta piccola Ustica sarda: un elicottero della Guardia di Finanza precipitato in mare, due agenti dichiarati dispersi, un casco e qualche grosso rottame, insomma, nient’altro che un incidente (all’italiana). Così ci hanno raccontato per anni.

Quella sera c’era Gigi, un pescatore, ed era proprio lì nella baia di Feraxi; vede l’elicottero e lo segue, finché non sparisce verso Capo Ferrato. Poi c’è Giuseppe, un pastore che si trova su un altura di monte Sette Fratelli, ha alla sua portata tutta la baia e osserva l’aerogiro addentrarsi in mare. C’è anche Antonio, che coglie un bagliore improvviso a largo della costa e percepisce quella che potrebbe essere un’esplosione. Infine c’è Alessandro che, coincidenza, quella sera è su un traghetto salpato a Cagliari e diretto a Roma, proprio per sostenere il concorso delle Fiamme Gialle. Vede distintamente il Volpe 132 virare verso nord e, da buon radioamatore, a quanto pare intercetta con il suo dispositivo personale questa comunicazione: «Volpe stiamo rientrando».

Ma a Capo Ferrato, quella sera, c’era anche Giovanni, un giardiniere sincero come il suo lavoro. L’elicottero passò proprio sopra di lui per poi raggiungere quella misteriosa nave mercantile, la Lucina, con le luci illegalmente spente, che in molti hanno visto andare e venire per la baia per poi sparire di soppiatto dopo “l’incidente”. Giovanni ha descritto la scena: il motore del mezzo volante su di giri, come a volersi sollevare velocemente, e poi ... boom, una palla di fuoco. Cosa si nascondeva in mezzo a tutto quel grano da trasportare in Algeria, nei container della Lucina? Scorie (radiottive?), azzardo, oltre alle armi, come ipotizza M.R., che sta lavorando a un nuovo fumetto d’inchiesta dopo il caso Alpi. [...]





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