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ℂ𝕠𝕦𝕟𝕥𝕕𝕠𝕨𝕟



© Hotpot Ai



La consegna

Immaginate di essere al cinema nel giorno di uscita del vostro film preferito (di quale si tratta? in che anno è uscito?).

La pellicola inizia a mostrare il countdown prima delle proiezione. Notate però uno strano particolare: il conto alla rovescia è partito dal vostro numero preferito/fortunato.

Qual è? Che significato ha per voi?

Il film che verrà proiettato subito dopo sarà un mix tra la trama del vostro film preferito e il racconto che si cela dietro la scelta del vostro numero fortunato.



Stefano (@ilduca_acudli)


4860 secondi


Qualche tempo fa hai letto un brevissimo testo di Georgi Gospodinov, si intitolava “Preterintenzionale”; faceva così: 


Ovvio che ogni nascita è un omicidio con la data differita nel tempo. Il grilletto è premuto, una pallottola silenziosa vola verso di te e un giorno ti raggiungerà. I sospettati dell’omicidio ti prendono in braccio e sono felici e tu ti dimeni e piangi. Mamma, papà, siete stati voi…


Quanti secondi ti restano da vivere? Saperlo ti renderebbe una persona diversa?

Faresti scelte diverse? 

Immagina un mondo in cui, sopra la testa di ognuno, ci sia un grande conto alla rovescia, che tutti possono guardare, tranne la persona stessa. Le potresti dire, che ne so, “Ehi, ti mancano soltanto 4860 secondi, fai attenzione!”. E quel numero, 4860, le rimbalzerebbe in testa fino a esaurirsi. Ma quanto durano 4860 secondi?


––––––––


Una t-shirt gialla, una felpa rossa. Alcune persone camminano, altre corrono, ognuno segue una direzione precisa, privata. Invisibile. 

John è un casino, ha un casino, prova a essere grande e responsabile. Non è responsabile, semmai vittima. Ha i capelli biondi, ossigenati, gli vorresti dire “Stai tranquillo: oggi non morirai, abbraccerai tuo padre fra pochi minuti, e lo potrai fare tante altre volte”. John si nasconde e piange, ha sedici anni ed è giusto così.

Dylan suona Beethoven da dio, lo sanno tutti, anche se sono pochi quelli che lo hanno realmente ascoltato. Quasi nessuno lo vede, anche se non passa inosservato. Nemmeno a te. Ha lo sguardo attento, gli occhi vigili, il mento sempre un po’ alzato, quasi strafottente. Dylan ha smesso di emozionarsi da un po’, si guarda dall’esterno ed è da lì che osserva il mondo che lo circonda. Tanti colpi forti per abbattere tutto il resto, uno soltanto contro se stesso. 

Anche Erik sembra così. Non si accorge che è innamorato della vita, vuole bruciare il suo cuore, sorridere, arrabbiarsi e respirare l’aria fredda. Non voleva morire, voleva amare, ma talvolta amare è morire, talvolta amare è uccidere. 

Michelle nasconde le sue gambe goffe, fa finta di non sentire le voci che la prendono in giro; poi Benny, inutile martire muscoloso, e Nathan e Carrie, che aspettano la fine della filastrocca prima di capire chi dei due dovrà morire.

Elias fotografa ogni istante del mondo, anche quando Dylan impugna la morte. Si sente il caricatore che spinge il proiettile dentro la canna. Elias vorrebbe fotografare anche i rumori, bloccare il tempo su quel suono accartocciato. Clic. Rosso, sulla felpa, dentro la felpa, nel cappuccio, sul pavimento. 

I colori si mischiano, corrono sulla tela, scappano verso i bordi del quadro. Righe impazzite, filamentose, dense. Alcune rimangono intrappolate in quello spazio bianco. Il colore si allarga, si ferma, immobile. Succede tre, quattro, dieci volte. Clic. 


Dylan: «Allora vediamo un po’. Direi che parcheggiamo qui, d’accordo. Entriamo da questo ingresso, ok? Poi superiamo la bacheca dei trofei e quella delle medaglie, entriamo dal laboratorio di lingue, non viene più usato, perciò  non dovrebbe esserci nessuno. Qui ci armiamo, e sentiamo le prime bombe che esplodono qui, nella caffetteria, d’accordo? Fatto questo dovremmo potere, sai no?, beccare i ragazzi che scappano verso l’ala est. E poi ci sarà un’altra bomba che dovrà esplodere qui, nella palestra. E un’altra qui nell’auditorium. Prevedo che a questo punto i ragazzi convergeranno da tutte le direzioni e noi li abbatteremo a uno a uno, come birilli. Una volta fatto questo, tu seguirai questa linea gialla qui, che sarebbe il tuo piano b, e così arrivi fino all’ufficio del preside e te li fai tutti quanti».

Erik: «Eh, cazzo!».

Dylan: «Mentre io, seguendo la linea rossa, raggiungo questo corridoio dove forse ci trovo quelli più tosti e mi diverto. Perché questa dev’essere una giornata divertente…».

Erik: «Certo…».

Dylan: «Insomma, ci pensi? Tu ha il tuo Tech-9, hai il tuo bel fucile, e io il mio fucile a pompa e il mio 2.23 a spalla. E anche un paio di pistole e un coltello. Con l’esplosivo che abbiamo tiriamo avanti una giornata. Ma, soprattutto, ci dobbiamo divertire».

Erik: «Sì, andiamo».


John è ormai un giallo lontano, fuori dal quadro. Sente la mano di suo padre che si posa timidamente sulla sua schiena. Ha di nuovo voglia di piangere, diluire il suo colore.

Non vedi i suoi occhi, ma li immagini. Vorresti proteggerlo e amarlo per sempre. 


––––––––––


Lo zero è arrivato, inesorabile, senza troppe spiegazioni, senza sicurezze. 

Forse la vita sta tutta lì, in quella data differita nel tempo, il grilletto premuto, la pallottola silenziosa che vola verso di te e ti raggiunge. Anche quando non te lo aspetti, anche quando hai solo 15 anni. Basterebbe alzare la testa, farsi aiutare dagli altri:

“Sbrigati, scappa, hai ancora 12 secondi!”.

 



11




10




9




8




7




6




5




4




3




2




1




Il mattino del 20 aprile 1999, Eric Harris e Dylan Klebold, 17 anni, entrano nella scuola superiore Columbine di Littleton – una città nei sobborghi di Denver, in Colorado – e cominciano a sparare contro i loro compagni e professori. In tutto perdono la vita 15 persone, di cui due per suicidio. 

Loro due. 

La storia della strage alla Columbine High School viene raccontata nel film Elephant (2003), diretto da Gus Van Sant e vincitore della Palma d'oro al miglior film e del premio per la miglior regia al 56esimo Festival di Cannes. Il film dura complessivamente 81 minuti.

Sono 4860 secondi.





________________

1. Elenco delle vittime:

-    Rachel Scott, uccisa da proiettili alla testa e al petto in un prato a fianco dell'entrata ovest (5 agosto 1981 – 20 aprile 1999: 558.748.800 secondi);

-    Daniel Rohrbough, ucciso da un proiettile al petto sulla scalinata ovest (2 marzo 1984 – 20 aprile 1999: 477.532.834 secondi);

-    Dave Sanders, morto per emorragia dopo essere stato colpito al collo e alla schiena nel corridoio sud (22 ottobre 1951 - 20 aprile 1999: 1.498.781.201 secondi);

-    Kyle Velasquez, ucciso da ferite da arma da fuoco alla testa e alla schiena (5 maggio 1982 - 20 aprile 1999: 535.161.612 secondi);

-    Steven Curnow, ucciso da uno sparo al collo (28 agosto 1984 – 20 aprile 1999: 462.067.280 secondi);

-    Cassie Bernall, uccisa da uno sparo alla testa (6 novembre 1981 – 20 aprile 1999: 548.380.801 secondi);

-    Isaiah Shoels, ucciso da uno sparo al petto (4 agosto 1980 – 20 aprile 1999: 590.371.261 secondi);

-    Matthew Kechter, ucciso da uno sparo al petto (19 febbraio 1983 – 20 aprile 1999: 510.105.647);

-    Lauren Townsend, uccisa da ferite multiple da arma da fuoco alla testa, al petto e al basso ventre (17 gennaio 1981 – 20 aprile 1999: 576.028.820);

-    John Tomlin, ucciso da spari multipli alla testa e al collo (1 settembre 1982 – 20 aprile 1999: 524.880.070 secondi);

-    Kelly Fleming, uccisa da uno sparo alla schiena (6 gennaio 1983 – 20 aprile 1999: 513.907.260 secondi);

-    Daniel Mauser, ucciso da uno sparo in faccia (25 giugno 1983 – 20 aprile 1999: 499.219.281 secondi);

-    Corey DePooter, ucciso da spari al petto e al collo (3 marzo 1982 – 20 aprile 1999: 540.604.890 secondi);

-    Eric Harris, suicidatosi con un unico colpo alla bocca (9 aprile 1981 – 20 aprile 1999: 568.994.660 secondi); - Dylan Klebold, suicidatosi con un unico colpo alla testa (11 settembre 1981 – 20 aprile 1999: 555.552.506 secondi).




Silvia (@rougewine)


Venuto al mondo

(Tratto dal libro di Margaret Mazzantini)


Quando la luce si spegne e lo schermo per un attimo diventa nero, in sala tutto tace, non si sente più il brusio di sottofondo, si sente solo silenzio, ma riesco a sentire il rumore di quel silenzio perché vibra nell’aria ed è colmo d’intensità.

Improvvisamente appare sullo schermo un conto alla rovescia, parte con il numero 10 e rimango perplessa dalla coincidenza del MIO numero.

Il numero 10 era il numero di maglia che avevo quando giocavo a pallavolo; che bella sensazione rivivere nella mia testa quei momenti, per un attimo vengo rapita dai ricordi e dal mio passato ma poi ritorno alla realtà e inizio a pensare all’emozione che sto sentendo nel rivedere questo film dopo tanti anni.

Scatta il numero 9… e sento la consapevolezza di vederlo con occhi più maturi rispetto a 12 anni, 8… e penso che piangerò nuovamente, 7… e penso che sentirò queste lacrime più pesanti dell’ultima volta che l’ho visto, 6… e penso che come sempre tenterò di nascondere le lacrime perché me ne vergogno, 5… e sento un groviglio nello stomaco come se avessi ricevuto un pugno, 4… sento quasi la paura di quello che i miei occhi stanno per vedere, 3… e sento quasi le emozioni di questa attesa delle persone intorno a me, 2… faccio un bel respiro per cercare di godermi questa storia come se non l’avessi mai vista, 1… ora, credo di essere pronta… sullo schermo appare la scritta VENUTO AL MONDO.

Il film inizia, ma sono un po’ distratta, ho iniziato a pensare a chi fossi prima di questo film, a quando giocavo a pallavolo, a quanto ho lavorato sodo per meritarmi la maglia con il numero 10 della squadra. Poi torno alla realtà, vengo rapita di nuovo dalle immagini del film e ripenso ancora al numero 10.

Il mio numero stampato su quella maglietta, a volte incollata al corpo dal sudore e dalla fatica, per me era un numero di gioia, e poi penso che invece Gemma nel film in dieci secondi perde il suo amore, la vita gli si frantuma davanti semplicemente in dieci stupidi secondi.

Ripenso a Diego, che semplicemente in quei dieci secondi avrebbe potuto raccontare la verità, ma decide di non farlo per vergogna. 

Poi penso ancora a me, alla spensieratezza di quegli anni, all’orgoglio di avere un numero mio.

Alla fine, mentre il film continua ad andare avanti, ripenso ancora a Diego e a quei dieci secondi in cui per smettere di sopportare quel dolore, ha scelto la sua fine.




Elena (@elena_carta98)


Sasso, Carta e Forbice


Qualsiasi cinema localizzato in Italia il 24 Aprile 1991.

Poco più di sette anni dopo sarei nata sotto l’influenza del quarto segno zodiacale e dei più beceri contenuti audiovisivi che gli anni ’90 abbiano prodotto (televendite comprese). Dovevo ancora formarmi, ma ero già pronta a subire il fascino adolescenziale di quel decadente mostro di Frankenstein contemporaneo, dalle mani di forbice. Un film dove l’estetica kitsch e gotica si spalleggiano nella fiaba Burtoniana per mostrare una realtà americana egoista, perbenista e ipocrita (come qualsiasi paese di provincia si rispetti).


4… 3… 2… 1…


Sullo schermo viene proiettata una signora di 40 anni intenta a raccontare a una bambina di 4 (la figlia? La nipote? Una bambina rapita per l’occasione?) i dettagli più beceri del suo, non richiesto, arco narrativo.


Giocassi a “Sasso, Carta e Forbice” vincerebbe sempre lui, che mi saluta dalla macchina mostrando le 4 lame affilate. Il gesto ha come scopo quello di voler essere goliardico, ma è solo un presagio di morte essendo che il 4 è il mio numero dell’elenco e non sono poi così brava in matematica.


Passano gli anni e lui non invecchia, esiste per intero nei miei freddi sogni o nella riedizione trash di qualche reduce del liceo artistico. Non ricordo come divenne il mio preferito, ma una storia recente mi risvegliò da un coma passivo in cui il nostro Edward ricreava ciclicamente il mito di Edipo. Al quarto ciclo, dopo un repentino taglio di capelli, misi fine alla fragile permanenza in quel mondo patinato e il quattro settembre scappai con uno che al posto delle forbici aveva quattro sassi in padella.




Igor (@gribyslab) 


Sento il sole sul volto, c'è una promessa di calda primavera.

Sono in coda fuori dal Cinema Politeama di Ivrea, è il marzo del '96 e ho 29 anni. Di fronte a me ci sono una decina di persone, siamo qui per l'uscita di un nuovo film che promette bene: Toy Story di John Lasseter.

Una volta aperte le porte la coda procede a passo spedito, siamo tutti collaborativi e curiosi di vedere il film, nessuno fa storie o perde tempo. L'obbiettivo comune è quello di sedersi il prima possibile sui seggiolini.

Mi prendo un pop-corn piccolo e una Coca Cola ed entro in sala. Le mura isolate annunciano che la Magia sta per arrivare, alcuni bambini urlano e corrono per raggiungere i loro posti. Io con un po' di fortuna riesco ad accaparrarmi un seggiolino a centro sala.

Passano ancora una decina di minuti prima che la proiezione della pubblicità abbia inizio, il cinema è ricolmo come il teatro all'inizio di Nanà.

Una particolare energia inizia a scorrere tra le file. Il rumore degli snack sgranocchiati non disturbano, fanno parte della pozione per sospendere l'incredulità. Lo schermo diventa nero e un countdown da cinema muto, partendo in modo insensato dal numero 13, inizia a scorrere.


13 febbraio 1995 nasco a Ivrea.

/

13 febbraio 1895 Auguste e Louis Lumière brevettano il Cinématographe Lumière, un macchinario in grado sia di riprendere che proiettare.


12 marzo 2019 mi laureo per la prima volta.

11 l'anno in cui giocai a baseball in una squadra gialloblu.

10 Alex Del Piero

9 i pensieri lasciano spazio al nulla.

8

7

6

5 l'incredulità è sospesa.

4

3

2

1


Un cielo blu elettrico con qualche nuvola.

Un grande fiume in una grande città.

Una musica soave e un castello accogliente, con fuochi d'artificio.

La musica svetta.

Si calma.


Walt Disney.


Pixar.


Un altro cielo azzuro.

Dezoom su un saloon fatto di cartone.

La musica intriga, accoglie lo spettatore a seguirlo in questo viaggio in 3D.

Un avviso che mette in guardia da un ricercato.


"Mani in alto, tutti!"


Io sarò un bambino per sempre e questo è il Paradiso.




Efed (@the_efed)


Pane e scontrino


Ero nato da circa un mese ma nonostante ciò, a forza di pianti e strilli convinsi i miei genitori a portarmi al cinema Boaro il 30 dicembre 1989 a vedere “L’attimo fuggente”. Ci accomodammo nella sala in prima fila, ad un certo punto: le luci si spensero e partì un countdown:

4...3...2...1... Monviso Piemunt, Mel Gibson nè, tatatatintudutindutuntu,una produzione National Frank

Liceo scientifico Gramsci, 2004 un corteo di Mercenari con cornamuse e casacche a festa entra nel piazzale facendo due giri intorno alla scuola. Ci sono ragazzi che piangono abbracciando i loro genitori perché sanno che inizierà una dura esperienza di 4 anni all’interno di quell’istituto.

Il corteo dei Mercenari avanza assieme agli studenti ed ai professori verso l’aula magna al piano seminterrato, tutti prendono posto e cala il silenzio.

La preside Gaida prende la parola e dopo un augurio di buon inizio ai nuovi studenti coglie l’occasione per presentare il nuovo professore di informatica, un certo Alfio Caminetto, diplomatosi in quella stessa scuola con il massimo dei voti.

La pellicola prosegue con le vicende di una delle classi del liceo la 4°A. Durante la prima lezione di informatica entra il professor Caminetto fischiettando e dice: “seguitemi si va in aula di informatica” - “Aprite il vostro libro a pagina 4, - lei laggiù legga ad alta voce l’introduzione del professor Olivetti dal titolo “Che cos è la programmazione

Dopo aver sentito lo studente leggere il pezzo, il professore si alza in piedi e dice: “Escrementi! Ecco cosa penso delle teorie del professor Olivetti” - “Visual Basic, visualizza la base! dichiara la variabile quand’è il momento!” - “Ragazzi questa è una battaglia, prendete i vostri libri e buttateli nel Ginetto! Su forza che poi si inizia a fare un cazzo!”

Il film prosegue mostrando le varie vicende della scuola con un focus verso le lezioni di informatica… il professore entra si siede e dice: “buongiorno ragazzi, visto che so che avete necessita di giocare a carte fra di voi, vi va se non vi consegno nemmeno i compiti in classe e vi do un sette politico?”

Giunge il giorno delle elezioni dei rappresentanti di istituto con le presentazioni in aula magna delle varie liste…. “Se votate noi ci ispireremo ai piani quinquennali di Stalin! - Se votate noi ci occuperemo dei veri problemi della scuola! Avete notato che al bar non fanno mai gli scontrini, cambiamo gestore! - Ehi hai controllato nel panino magari lo scontrino te lo sei mangiato! - Se votate noi facciamo una settimana di autogestione!”

Nella scena successiva alcuni studenti di 4°A stanno decidendo come esprimere il loro voto...

Mattia:” io non ho le idee molto chiare, alla fine i programmi delle varie liste sono poco convincenti, voto la lista due come il mio numero fortunato.”

Fabio:” io non ho un numero fortunato però mi piaceva Alessia la biondina della lista 4 quindi voterò quella… ma in fondo perché no, 4 è anche un bel numero quasi quasi lo scelgo anche come numero fortunato, biondo!”

Ad un certo punto un gruppo di ragazzi della classe si affeziona in modo particolare al professore di Informatica e scopre su un vecchio annuario che ai tempi del liceo egli faceva parte della Setta degli aranceri estinti.  Entusiasti i ragazzi decidono di rifondarla ed una notte a settimana si nascondono nell’area ex Montefibre a cantare tutta la notte canzoni proibite del carnevale di Ivrea. 

Ad un certo punto Mattia, studente molto intraprendente e sensibile, entusiasta di queste nuove esperienze, decide di iscriversi al carnevale di Ivrea nella squadra dei Credendari trasgredendo le indicazioni del padre di iscriversi alla squadra dei Mercenari.

Si svolge quindi il carnevale di Ivrea e i Credendari vincono la manifestazione anche grazie al carisma di Mattia che viene sollevato sulla folla e festeggiato, tuttavia al fondo della piazza della Standa lo sguardo di gelo del padre lo attende.

La storia prosegue con Mattia che torna a casa a Bollengo con il padre, il quale drastico dice: “hai osato disubbidirmi, ora ti manderò dai Salesiani a Lombriasco e farai quello ke dico io”. Nella notte Mattia, distrutto, appoggia il suo berretto frigio e la sua casacca dei Credendari sul davanzale della finestra spalancata della sua camera e si spara un colpo in testa con la pistola del padre.

Il film prosegue con la scuola in subbuglio per la morte di Mattia, studenti e professori si riuniscono in aula magna e la preside Gaida dice: “lo studente deceduto si era iscritto ad una squadra differente dai Mercenari, questo è un fatto molto grave! E siate certi che troverò il colpevole di tutto ciò!”

La preside attraverso violenti interrogatori agli studenti nel suo ufficio, riesce a far incolpare il professor Caminetto per l’accaduto, licenziandolo.

Il film si conclude durante una lezione di informatica tenuta dalla preside stessa tornata ad insegnare dopo l’accaduto. Ad un certo punto entra nell’aula il professor Caminetto per recuperare le sue cose ed andarsene dalla scuola. La preside sprezzante: Caminetto faccia in fretta prenda le sue cose e se ne vada!”

Ad un certo punto Fabio il miglior amico di Mattia urla 

“Professor Caminetto mi hanno costretto a confessare!” E sale sul banco urlando: “Booleano non Booleano! Booleano non booleano!”

La preside Gaida sconvolta: “ma cosa fa? Si sieda Cossavella!” 

nel frattempo tutti gli studenti salgono a loro volta sul banco urlando:

“Booleano non Booleano! Booleano non booleano!”

La preside spiazzata: “Ma cosa fate tutti? Se ne vada Caminetto!!!!”

E il professore con un sorriso riconoscente saluta i ragazzi:

“Grazie ragazzi”

Stacco sui ragazzi in piedi (qualcuno sul retro approfitta della situazione per fare del sano wrestling in aula)

Musica emozionante.

Titoli di coda 




𝐷𝜇𝜌𝑙𝜀𝜘 𝜌𝜎𝜀𝜏𝜄𝑐𝛼


26 febbraio 2024 - 11 marzo 2024

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