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𝔽𝕒𝕚𝕣𝕪 𝕋𝕒𝕝𝕖


© Elena Carta (@carta_elena)






La consegna


Vi ritrovate nel regno delle Favole, in cui coesistono tutte le storie che avete letto.

È il luogo che viene visitato da tutti i creativi delle storia dell’umanità, divertitevi a mischiare quante più vicende o elementi di tutto ciò che vi piace e create un storia non più lunga di 500 parole (es. gita su Hoth in compagnia di Frodo e Sam, il mezzo con cui giriamo il pianeta sono le scope acquistate nel negozio Accessori di Prima Qualità per il Quidditch).




Igor (@gribyslab)

500 parole


Il calore del Monte Fato si percepiva a decine di km di distanza.

Morfeo ritrovava una certa familiarità in quei luoghi: la lava incastonata nelle pietre come fiumiciattoli di montagna, il cielo come un pozzo oscuro illuminato di tanto in tanto da alcuni fulmini e possenti orchi che facevano baccano per cercare di intimorirlo (ma tanti di loro erano stati, in realtà, perseguitati per anni dagli incubi creati proprio da Morfeo).

Sauron era uno di questi.

Era sfuggito al suo controllo circa un secolo fa, dapprima si era insinuato solo nelle menti delle creature striscianti che componevano certe parti della Terra di Mezzo per poi pian piano acquisire forma fisica. Aveva dato vita a un regno in suo onore, popoli interi lo acclamavano e lo servivano.

Sogno doveva mettere fine a tutto ciò.

Per questa missione il suo compagno di viaggio era un gatto Certosino di nome Church, il quale era da poco sfumato dalla vita terreste per approdare in quella dei sogni.

Morfeo decise di mostrarsi a Gorthaur in vesti estranee al mondo di Mordor: indossava dei jeans neri strappati sulle ginocchia, una giacca di pelle con decine di toppe Slumerican e la celebre t-shirt Winterland Ballroom Guitar di Bruce Springsteen.

Si faceva largo tra le orde di orchi con un passo deciso e sicuro, la folla nonostante il baccano, si spostava al suo passaggio.

Church zampettava in fretta per tenere il ritmo del suo padrone.

Sauron mostrati, te lo ordina il tuo creatore!

Gli orchi presero ad agitarsi spaventati e Morfeo ripeté: Sauron mostrati, te lo ordina il tuo creatore!

Ma l’oscuro sire non si fece vedere.

Sogno dovette marciare fin dentro il Monte Fato prima di poter avere un confronto verbale con lui.

«Ordunque Sauron il tuo tempo è concluso, devi tornare nel Regno dei Sogni.»

«Sciocco Morfeo, questo regno è già una fantasia, non ho violato alcuna regola.»

«Troppe persone credono ormai nell’invenzione del Professore. Non è più solo una storia di fantasia.»

«Dovrai portarmi a te con la forza.»

Sauron sguainò la sua spada e corse verso il suo creatore. Morfeo allargò la giacca e dalle tasche interne si generarono centinaia di corvi che avvolsero Sauron come un mantello.

Gorthaur cadde a terra, immobile per qualche istante prima di squarciare il mantello di corvidi con un fendente della sua spada.

Sui due combattenti iniziò a battere una pioggia di sangue di volatile.

«Sauron arrenditi o dovrò estinguere il tuo incubo!»

Un fendente passò a pochi centimetri da Morfeo.

«Così hai scelto.»

Con una rapida mossa della mano sinistra Sogno fece un gesto di chiusura, come un direttore d’orchestra senza la bacchetta e Sauron si volatilizzò in una polvere nera.

Le ceneri vennero raccolte all’interno di una piccola boccetta che Church portava legata al proprio collarino.

Mordor, la terra in cui Sauron dimorava, si disintegrò con un potente terremoto.

Sogno e Church ripercorsero la strada dell’andata ma gli orchi di Sauron furono troppo impegnati a non cadere nelle viscere della terra per poter infastidire i due.




Andrea (@andre_anzi)

500 parole

“Cthulhu e Martello”


Mario sprimaccia la Coppola Internazionale, il suo respiro mi si condensa davanti alla torcia e annebbia il corridoio buio del palazzo. Dio, l’alito… «Puzzi di alcol come al solito. Il Nuovo Comintern ti spedirà in Siberia se non portiamo a casa i Testi.»

La mia voce rimbomba e un po’ viene trascinata via dagli spifferi siderali.

Mario si risistema la Coppola, ha solo i guanti bianchi da idraulico alle mani. Mi fa impressione che non patisca. «Datemi la principessa Peachevskij e me ne posso andare pure sulla luna.» Ridacchia, prende il portasigari dal taschino della tuta a bretelle, sceglie un cubano che gli ha regalato Tony e se lo pianta in bocca. Dev’essere congelato, che vuole farci?

Tony, davanti, cammina lento e con i due PPS-41 imbracciati. Ling è di fianco a lui, con due torce e disarmato.

Che spedizione del cazzo.

Quel castrista di Tony vuole sempre due mitra. Che aveva detto al campo? “Che avete da guardare? Siete solo una manica di coglioni”.

Così aveva tradotto Mario col potere della Coppola.

Ling e Tony non hanno spiccicato parola da quando siamo atterrati sulla distesa di neve, alla città dimenticata.

Mario però è allegro, con quei baffoni, il nasone, il rossore da vino sulle guance, i pantaloni con le bretelle… Invidio la sua italianità. «Quel sigaro sarà da buttare.»

Mario si mette a spalla il Mosin-Nagant – ce l’aveva mio nonno a Stalingrado – e avvicina il palmo al sigaro; con un crepitio genera una fiammella senza bruciarsi il guanto e nel rossore si manifestano la Falce e il Martello. Il solito trucchetto. «Noi italiani siamo calorosi.» Mi fa l’occhiolino e si accende il sigaro senza problemi. «Il mio cuore è caldo per Peachevskij, e le cose essenziali le conservo lì vicino.»

È ubriaco fradicio. Ce lo siamo portati dietro per coordinarci attraverso l’uso della Coppola Internazionale, e Tony e Ling sono silenziosi.

Mario è inutile.

Scatarra a terra, sul pavimento nero. Il fucile per poco non gli scivola. «Comunque, sentirmi fare la morale sull’alcol da un russo è ridicolo, dio boia.»

È una baionettata nel culo. Ha ragione, però.

Ling e Tony si bloccano. Ling si volta e ci fissa con quegli occhi maoisti e sottili come un nazista sotto un T-34. «Ouiagiàgìneluolae.»

Che ?

Mario ridacchia. «Siamo arrivati, compagno.»

«Ouilalelasile» Ling punta le torce in avanti.

Una voragine nel muro. L’ingresso della galleria descritta nel fascicolo trafugato da Yuri sulla spedizione Lake-Danforth di molti anni fa.

I segreti degli Antichi, la razza aliena superiore bolscevica.

Il cuore mi prende a pugni il petto. La voragine non è solo buia: è oscura.

I segreti del Comunismo sono là dentro: i veri messaggi di Marx l’Antico.

Tony e Ling indietreggiano.

«Laelaagene uooin lnaiai». A Ling tremano le torce.

Guardo Mario. «Che c’è?»

Tony punta i mitra verso l’imbocco buio. Il sibilo del vento glaciale è il lamento di un gigante.

Mario sputa il sigaro. «Ling dice che c’è un’enorme palla di occhi, là davanti.»

Riecheggia un gorgoglio immondo.



𝐷𝜇𝜌𝑙𝜀𝜘 𝜌𝜎𝜀𝜏𝜄𝑐𝛼

16 maggio 2023 - 31 maggio 2023


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