top of page

Eroberung des Nutzlosen

18 settembre 2023, Piccolo Teatro Strehler di Milano
18 settembre 2023, Piccolo Teatro Strehler di Milano

Werner Herzog l’ho scoperto tardi. Avevo circa 26 anni e, nonostante avessi visto almeno un film per ogni grande regista che viene nominato spesso dalle riviste specializzate, non avevo mai provato un film di Werner.

Il primo che mi incuriosì fu Nosferatu, il principe della notte (1979), lo vidi nel novembre 2021. Alla fine della visione rimasi con una sensazione ferrosa e gelida tra i denti, era come se fossi stato uno sciocco bambino che si divertiva a giocare scivolando sul ghiaccio, fino a quando non si era preso una bella testata sbattendo su uno di quei corrimano di ferro posti all’ingresso delle case, nella cittadina di Delft, Paesi Bassi (location di gran parte delle riprese).

Quel disagio mi attanagliò anche nei giorni successivi (avete presente cosa intendo? quella sensazione che sono in grado di produrre solo i film davvero grandi). Durante le lezioni di Scrittura Creativa, ripensando ad alcune immagini di Nosferatu, sentivo dei piccoli brividi corrermi lungo la schiena. Ero grato a Herzog per aver creato un’opera di una simile gelidezza.

Tuttavia, per anni, non guardai più nessun suo film, fino all’agosto del 2023. L’estate in cui andai in fissa con “libri e film che parlano di processo creativo”. Nei mesi precedenti, sui social, continuavo a imbattermi in immagini di Fitzcarraldo (1982) con allegate didascalie in cui si raccontava che era uno dei più grandi film in grado di raccontare (attraverso delle metafore) il faticoso processo creativo che ciascun buon artista conosce. In un accaldato e noioso pomeriggio dell'agosto '23 decisi finalmente di dargli una possibilità.

Ne rimasi impressionato, era un'altra cosa rispetto a Nosferatu (pur avendo lo stesso attore protagonista), lo sentivo più vicino. Mi diede un qualche tipo di speranza che non sapevo mettere a fuoco. L’idea, forse, che ci fosse un film su una cosa all’apparenza inutile mi diede da pensare (SPOILER TRAMA: un eccentrico sognatore trascina una gigantesca nave a vapore sopra una collina nella giungla per costruire un teatro d'opera in Amazzonia, sfruttando il folle sforzo per realizzare la sua utopia musicale). Mi informai sulla lavorazione, su Herzog, su Klaus Kinski e sul fatto che ciò che si vedeva sullo schermo fosse tutto vero

Questa volta Herzog divenne un virus e non una semplice influenza passeggera. Entrò in circolo e prese posto da qualche parte nella mia immaginazione. Mi portò a pensare che a volte anche le cose insignificanti possono diventare storie. Anzi, forse le storie che più mi interessano sono proprio quelle dei personaggi che stanno ai margini, quelli su cui non scommetteresti mai.

Pochi giorni dopo lessi un’intervista a David Lynch (colui che ha guidato il mio spirito creativo, assieme a David Cronenberg, durante i miei primi anni di studi all’Accademia Albertina) in cui diceva che il suo film preferito di Werner Herzog era La ballata di Stroszek (1977). Mi informai sul film e decisi di vederlo. Fu agonizzante. Non perché fosse noioso o pesante, tutto il contrario. La sensazione con cui uscii dalla visione era da piegarsi in due: un mattone in pancia (una sensazione simile l’ho poi riprovata con Un uomo da marciapiede (1969)). La trama (SPOILER "La ballata di Stroszek" segue un artista di strada tedesco che emigra in Nord America in cerca di fortuna, ma finisce sommerso dai debiti e abbandonato da tutti. Disperato e senza alternative, si suicida su una seggiovia in un desolato parco divertimenti) era senza speranza, di una crudità dolorosa.

Herzog rapì definitivamente il mio cuore.

Nei giorni successivi, su quel finire di agosto del 2023, alla mia ragazza Elena parlavo solo di Herzog. Stava pian piano assumendo la figura di una nuova guida spirituale per la mia creatività.

Per anni sulla mia pagina Griby’s Lab avevo caricato di tutto (non solo fotografie ma anche video-art, testi, riflessioni personali…) e per anni avevo ricevuto pareri negativi sul fatto che mischiassi così tante cose in un unico posto. La filmografia di Herzog (con le dovute differenze ovviamente) mi insegnava che non era sbagliato seguire il proprio istinto e lasciarsi trasportare da ciò che in quel momento era in grado di smuovere la propria voglia di creare.



Il 10 settembre 2023, durante un weekend in Valle d’Aosta, acquistai una copia dell’allegato La Lettura del Corriere della Sera (l'inserto domenicale dedicato a libri, arte e cultura).

A mia insaputa, nelle prime due pagine, c’era un’intervista proprio a... Werner Herzog.



La lessi con grande attenzione, nominava film che non avevo ancora visto ma soprattutto Herzog parlava dei suoi libri e di come avesse la convinzione che alla sua morte essi avrebbero avuto una vita più lunga dei suoi film. Finito di leggere l'intervista, passai a leggere i testi più piccoli, mi soffermai su uno in particolare:



La settimana successiva, il 18 settembre 2023, Herzog sarebbe venuto a Milano per presentare il suo nuovo libro e, fortunatamente, quel giorno ero certo di poterlo tenere libero da impegni lavorativi.

L'idea mi sfiorò ma dopo poco mi dissi di lasciare perdere. Pranzai e cercai di non pensarci, ma più passavano le ore e più mi rendevo conto che chissà quando avrei avuto la possibilità di incontrarlo di nuovo.

Rilessi l'ora e la data, diedi un'occhiata senza impegno agli orari dei treni. E poi decisi.

Ma sì, è plausibile come orari, non è troppa sbatta.

Informai entusiasta gli amici e la mia ragazza.

Era ora di andare a conoscere Herzog.


La settimana passò e io non guardai i telegiornali, non lessi nulla neanche su internet. Arrivai a Milano trullo e rilassato verso le 17:45 e mi diressi con la Metro 2 al Piccolo Teatro Strehler (dicendomi anche quanto stracazzo fosse comodo da raggiungere).

Mentre stava per arrivare la mia metro sentii dagli altoparlanti che quello che stavo per prendere era l'ultima metro disponibile fino al giorno dopo.

Avrò capito male dai, adesso salgo e con calma leggo su internet

La metro arrivò, mi sedetti comodo e aprii internet: Sciopero nazionale dei trasporti: a Milano a rischio metro, bus e tram Atm.

Ci rimasi di merda, ma pensai che mal che vada chiamo un taxi, oppure mi faccio a piedi la tratta (mezz'ora circa) e se proprio va male resto a Milano una notte. Cercai insomma di minimizzare il problema. Non volevo avere distrazioni impertinenti che mi rovinassero la serata.

Raggiunsi il teatro con il nuovo libro di Herzog, Ognuno per sé e Dio contro tutti, nel mio zaino. Entrai tra i primi e mi sedetti vicino al palco, in attesa.


La mente cercava di correre verso la razionalità e di cercare soluzioni al problema che si sarebbe presentato di lì a poco (il ritorno a casa). Ma una fiducia quasi soprannaturale scorreva in me. Ero certo che in qualche modo la cosa sarebbe andata a buon fine. Herzog viveva così ed era sempre tornato a casa.

L'evento iniziò una decina di minuti in ritardo e io ro già in paranoia all’idea che avessero fatto uno strano firmacopie prima di iniziare. Non potevo essermi perso una cosa simile.

Con un po' di delusione nel cuore mi concentrai ad ascoltare la presentazione che fu davvero interessante e alla fine tributammo a Werner un lungo applauso:



Mentre il pubblico continuava ad applaudirlo feci caso ad una piccola fila di persone che risaliva le scale.

Forse il firmacopie non è stato fatto

Diedi un'ultima occhiata a Werner sul palco e mi diressi al piano superiore. Di fronte a me si presentarono due file:

  • una immensa con le persone che acquistavano il libro sul momento.

  • una piccola fila di persone di fronte ad un tavolo vuoto.

Tirai fuori la copia dal mio zaino e mi misi nella fila breve.

Werner arrivò e iniziò a firmare le copie.

Durante l'attesa mi misi a chiacchierare con una coppia di ragazzi milanesi davanti a me. Raccontai loro che arrivavo dalla provincia di Torino e che sarei rientrato subito dopo il firmacopie.

«Ma dai, dalla provincia di Torino, ma con lo sciopero?!»

Dissi che avevo scoperto lo sciopero solo una volta arrivato a Milano.

«Passa davanti a noi, che grande ad esserti sbattuto così tanto solo per Werner!»

Li ringraziai un po' imbarazzato e mentre la fila scorreva mi diedero indicazioni su come poter comunque prendere una metro che mi portasse in tempo a Milano Centrale.

«La 1 dovrebbe andare avanti fino alle 22, prendila da...»

Quando stava per arrivare il mio turno, la ragazza mi disse:

«Ma già che l'hai rischiata così, vuoi che ti facciamo una foto?»

Mi si illuminarono gli occhi, accettai senza esitazioni.

Toccò a me, salutai Werner in inglese e come al solito non avevo capito un cazzo: «Could I take a picture with you?»

«Sorry, we don’t have time.»

«Oh, okay, no problem.»

Mi si spezzò un po' il cuore ma di fronte a me, Werner stava firmando il libro e andava bene così.


Mi girai e notai che la ragazza stava continuando a scattare. Capii dopo che la coppia aveva sempre inteso una foto mentre ti autografa il libro e non una foto di fianco a lui...

Mi diedero il cellulare, li ringraziai più volte e loro tutti gasati: «Ma figurati, ora corri che hai davvero poco tempo per arrivare a Centrale!»

Salutai ancora e mi diressi all'uscita di corsa.

Preso dall'adrenalina non avevo una seria preoccupazione per il poco tempo che mi era rimasto prima che chiudessero la metro e i treni per Chivasso smettessero di partire.

Cercai la fermata che mi avevano indicato e la raggiunsi con una breve corsa, salii sulla metro e il messaggio a cui mi ero affezionato quel giorno risuonò di nuovo: ultima corsa della metro.

Che sculato.

Feci il biglietto del treno sull'app, raggiunsi una fermata vicino alla stazione di Milano Centrale, scesi e iniziai a correre verso il treno.

Mancavano meno di dieci minuti alla partenza.

Entrai di corsa, raggiunsi il binario, salii e dopo un minuto scarso le porte si chiusero.

L'antico vaso era stato portato in salvo in perfetto stato.

Foto con Herzog, libro autografato e rientrato a casa nel mezzo di uno sciopero che aveva messo in ginocchio Milano.



Se non è una storia da film di Werner, poco ci manca.

Grazie di tutto, Dio, cosmo, Grande Demone Celeste e pianeti allineati, per questa avventura che all’apparenza è nulla, ma che per me ha significato tanto.



Commenti


bottom of page