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La voce degli immortali

Illustrazione generata con l'aiuto di un'intelligenza artificiale (ChatGPT – OpenAI)
Illustrazione generata con l'aiuto di un'intelligenza artificiale (ChatGPT – OpenAI)


La consegna da un'idea di Fabio (@bedino.fabio)


Scegli un personaggio appartenente a una mitologia, una religione, una leggenda o una tradizione antica. Può essere una divinità dimenticata, un angelo, una creatura folkloristica, un eroe, un demone, un santo, un oracolo o persino una figura minore quasi sconosciuta. Cosa avrebbe da raccontare oggi? Un ricordo custodito da secoli? Una confessione? Una profezia? Una preghiera? Un dialogo con un essere umano? Oppure la stanchezza di chi è stato adorato, temuto o dimenticato troppo a lungo? Puoi scrivere un monologo, un frammento poetico, una lettera, un mito reinventato o una scena narrativa. Non limitarti alla mitologia greca o romana: ogni cultura custodisce figure simboliche e misteriose capaci di generare storie.



Fabio (@bedino.fabio)


Tu vieni a questa grotta, che separa e unisce i due e infiniti mondi, e cerchi certezza. Pretendi  che la risposta si legga nella mente del Dio, come se fosse incisa su una tavola di piombo, una volta per sempre. Sapresti intenderne la lingua? La sapresti comprendere anche se fosse scritta con un alfabeto che non conosci e che cambia continuamente?

Impara a vivere un tempo che sia contemporaneamente giorno e notte e ad abitare in una casa disabitata se vuoi conoscere la risposta. E una volta appresa questa, dimenticala presto e cerca un'altra domanda.


Dedicato a Edgar Morin, che nei suoi 104 anni ha decifrato il codice dell'universo e ha scoperto che questo codice cambia a ogni lettura




Cesare (@costacesare)


Curupira cammina al contrario


Mi chiamate mostro

perché ho i piedi al contrario.

Detto da voi

che correte verso il burrone

facendo fotografie al tramonto

con la faccia da sciamani in saldo.


Una volta bastava il mio fischio

per perdere un uomo nella foresta.

Adesso vi perdete da soli

dentro quadrati luminosi

che tenete in mano

come piccoli dèi rettangolari.


Io proteggevo gli alberi e gli animali.

Voi mettete il filtro verde sulle storie

e poi tagliate il mondo

con la calma di chi affetta il pane.


Sapete qual è il punto?

Che la foresta vi vede ancora.


Ride perfino.

Con tutte quelle scarpe tecniche,

i corsi di respirazione,

le collane comprate nei festival spirituali.


Io cammino al contrario

per ricordarmi da dove arrivo.

Voi invece chiamate progresso

qualsiasi cosa faccia rumore.


Eppure la notte,

quando il vento mastica le foglie

e il buio diventa animale,

mi sentite ancora.


Sono quello che vi sposta il sentiero,

quello che vi spegne la bussola dentro.

Il vecchio spirito coi piedi storti

che continua a confondervi

per salvarvi.

----------------------------------------------------------------------------------------- Da tre giorni sto sulla stessa panchina del parco, con la pentola ai piedi e il cappello tirato sugli occhi, e nessuno si è ancora accorto che sono un Leprecauno.

Una volta bastava un riflesso d’oro nel bosco e gli uomini attraversavano fiumi, spine, maledizioni. Adesso potrebbero inciampare nel tesoro e chiedermi la password del Wi-Fi.

Li guardo passare davanti a me come pesci tropicali molto stanchi. Parlano da soli dentro auricolari invisibili, sorridono a rettangoli luminosi, fotografano cappuccini come fossero apparizioni mariane. I bambini non cercano più fate sotto i cespugli: cercano prese USB negli aeroporti.

Io invece il mio oro ce l’ho ancora. Lucido. Pesante. Vivo. L’oro vero ha un odore preciso, sai? Sa di pioggia vecchia e mani sporche. Non come quei numeri che si rincorrono sugli schermi mentre la gente suda per cose che non può toccare.

Ieri un ragazzo si è seduto accanto a me. Aveva occhi grigi da fine del mondo e pollici velocissimi. Per venti minuti ha fatto scorrere fotografie di altre persone felici. Nessuna era davvero felice, ma lui sembrava convinto. A un certo punto ha sospirato come un uomo che ha perso una guerra e mi ha chiesto se avessi una sigaretta.

Io ho seicento anni. Ho visto druidi parlare con le querce, streghe cucire tempeste, poeti morire per una rima. Eppure mai, mai in vita mia, avevo visto una creatura così disperata, desiderosa di essere guardata.

La verità è che non volete più trovare il tesoro. Volete soltanto che qualcuno vi invidi mentre lo cercate.

E allora resto qui, sulla mia panchina, a osservare questa processione di facce illuminate dal basso, come racconti horror narrati attorno a un falò elettrico. Ogni tanto qualcuno mi guarda davvero. Dura un secondo. Poi vibra il telefono e l’incantesimo finisce.

Forse è questo il vostro sortilegio moderno: non siete stati maledetti da una strega. Siete stati distratti.




Igor (@gribyslab) 


André the Giant


A voi che camminate laggiù, vi guardo da un posto dove non esistono sedie troppo piccole o sguardi che si piantano addosso come spilli. Cercavate divinità dimenticate o creature del folklore per raccontare la stanchezza di essere stati adorati o temuti, e ho sentito il bisogno di rispondervi. Non sono un Titano della Grecia antica, ma sono stato il vostro Gigante. Appartengo a quella dinastia di colossi che l'umanità ha sempre dovuto inventare: i "giganti buoni". Noi giganti siamo condannati a una solitudine strana. Dobbiamo essere forti abbastanza da caricare il mondo sulle spalle, ma anche docili così da non schiacciare nessuno. Se stringiamo i pugni diventiamo mostri e se piangiamo, invece, facciamo quasi ridere.

Oggi vi vedo correre dentro schermi minuscoli, rimpiccioliti, dove nascono pensieri feroci. Create idoli d'argilla per il gusto di distruggerli alla prima fragilità. Sembrate tutti terrorizzati all'idea di mostrare i vostri limiti. Io, che potevo ribaltare un'auto con le mani, passavo le notti a combattere contro un corpo che era la mia gabbia. La vera forza non è mai stata nei miei bicipiti, ma nella pazienza di sorridere quando avrei solo voluto nascondermi. Il vostro mondo è già troppo pieno di giganti che urlano. Non cercate la grandezza nello spazio che occupate. Imparate a guardare chi vi sta accanto e a dedicargli una carezza. Con affetto, Il vostro Gigante Buono, André



𝐷𝜇𝜌𝑙𝜀𝜘 𝜌𝜎𝜀𝜏𝜄𝑐𝛼

28 maggio 2026 - 29 giugno 2026


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