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La riappacificazione con la mortalità che mi ha lasciato Bruce Springsteen




Lo scrittore Paolo Cognetti nel suo articolo per Rolling Stones ha definito il Tour 2023 di Bruce Springsteen come "una cerimonia di vita e di morte", credo non potesse dare definizione migliore di cosa è stata anche l'ultima tappa del tour europeo, fatta a Monza il 25 luglio 2023 e a cui io ho partecipato.



Ho iniziato ad ascoltare Springsteen seriamente solo nel 2018, a 23 anni.

Ho iniziato ad approfondirlo partendo dal suo one man show "Springsteen on Broadway" (disponibile su Netflix) e da lì ho capito la profonda umanità dei suoi testi ma, più di tutto, ho capito che si tratta di un narratore formidabile, uno storyteller paragonabile ai migliori scrittori americani (da Faulkner a Stephen King).

Lo show mi aveva parecchio emozionato, perché parlava di vita e di morte, senza cadere in cliché banali. Quella visione mi aveva spinto ad approfondire ulteriormente il suo mondo e la sua produzione e da quel momento si è acceso un amore profondo per Bruce.

Negli anni ho recuperato i suoi vinili e più recentemente, nei mesi precedenti al concerto, per prepararmi all'evento ho recuperato tutto ciò che potevo: documentari, libri, CD live e via dicendo.

Spesso quando ascoltavo alcune sue canzoni in auto mi emozionavo e, a inizio 2023, ho finalmente capito quale sarebbe potuta diventare la mia canzone preferita: Backstreets, dall'album Born to Run del 1975.


"Non riuscirò mai ad andarci".

Furono queste però le prime parole che dissi il 31 maggio 2022 dopo aver incredibilmente acquistato un biglietto per il Pit A (la parte più vicina al palco) per la data del 25 luglio 2023 a Monza, il mio primo concerto in solitaria.

Un acquisto (costoso) fatto alla cieca quasi un anno e mezzo prima.

"Magari lavorerò e non avrò modo di tenermi libero quel giorno", "magari muoio prima senza aver mai visto Springsteen", "magari mi romperò una gamba e non avrò modo di andarci"... questi i folli pensieri che mi sono balenati nei mesi successivi.

Il solo pensiero del concerto mi portava sì una piccola scarica di adrenalina, ma anche tanto sconforto perché sembrava che non dovesse mai arrivare.

A tutti i miei amici comunicavo questa cosa, loro cercavano di portarmi alla realtà dicendomi che se veramente volevo andarci non avrei trovato nulla che me l'avesse impedito ("non ti prendi impegni per quel giorno!", "al massimo prendi giorni di ferie" ecc). Ma io, anche il giorno prima, ero certo che non sarei riuscito ad andarci, che un qualche tipo di tragedia o sfortuna si sarebbe abbattuta su di me. Controllavo le uscite con gli amici, evitavo di andare a calcetto per paura degli infortuni e decidevo con cura cosa mangiare per evitare intossicazioni.

Un disturbo ossessivo-compulsivo in sostanza.

Il mese precedente fu un periodo impegnativo, perché ricco di altri eventi e per via di nuovo lavoro che avrebbe potuto sabotare il mio concerto (anzi, ne ero quasi certo). Furono però proprio i giorni precedenti al 25 luglio che misero parecchio sotto sforzo la mia sanità mentale.

La Lombardia e in particolare Monza furono colpiti da trombe d'aria e da pesanti nubifragi.

Diversi alberi all'interno del Parco di Monza (luogo in cui si sarebbe svolto il concerto) si spezzarono, dando vita sui social a un allarmismo folle e incontrollato.

"Non riuscirò mai ad andarci", il pensiero era tornato prepotente.

Non avevo messo in conto le calamità naturali ed eccole subito lì a cercare di fottermi, a cercare di sabotare dall'interno il concerto. Pregai che le cose migliorassero ma la sera prima ancora non era certo che lo spettacolo venisse fatto, troppe incognite. Si sarebbe deciso tutto il giorno dopo all'alba.

Che ansia.


La mattina del 25 luglio 2023 ebbi il tempo di aprire gli occhi che mi fiondai sul mio iPhone 13 per accenderlo e vedere gli sviluppi della situazione.

Claudio Trotta, titolare della Barley Arts (ossia coloro che organizzano gli eventi in Italia di Bruce), aveva messo una foto su Facebook da un paio di minuti, una foto del palco con un bellissimo sole a scacciare le nuvole e una didascalia chiara e ironica: Buongiorno.


Il concerto si sarebbe fatto!

Dopo aver appurato questa cosa, mi interrogai con un "ma sono davvero arrivato a questo giorno?".

Notate anche voi che il tempo, una volta passato, sembra sempre che non sia stato poi così lungo?

Sembra quasi che potresti tornare indietro a tuo piacimento con arroganza e dire "ma sì, tanto guarda che poi ci arrivo a quel giorno" (magari pure con una pernacchia di mezzo).

Ma in realtà la giornata era ancora lunga, e il tragitto per arrivare all'evento non sarebbe stato così semplice...


Per raggiungere il concerto di Monza scelsi di andare con una compagnia di viaggi in bus (che avevo già usato diverse volte in passato per andare ai concerti di Eminem e dei Thirty Seconds to Mars e con cui mi ero trovato bene).

Il ritrovo era concordato per le 14:30 davanti all'ex Auchan di Corso Giulio Cesare, a Torino.

Mi presentai lì alle 13:45, ma prima feci un giro al bagno del centro commerciale Porte di Torino.

Raggiunsi la fermata alle 14:15.

Sapevo che da lì sarebbero dovuti partire due pullman, ma in quel momento ne era presente solo uno e non capivo se si trattava del mio o di altro.

Poco prima di parlare con il referente del viaggio mi venne in mente che la sera prima avevo ricevuto un SMS con alcune informazioni sul viaggio, le consultai e scoprii che il mio pullman si chiamava "Torino 5".

Il pullman presente alla fermata, neanche a dirlo, era "Torino 3" e, come se non bastasse, era in attesa di arrivo anche un terzo pullman per il concerto dei Måneskin a San Siro.

ORA ARRIVANO TUTTI I PULLMAN CHE DEVONO ARRIVARE TRANNE IL MIO

Insieme ad altri preoccupati fan di Springsteen aspettai il pullman "Torino 5" che decise di presentarsi solo alle 14:45.

Tra una cosa e l'altro riuscimmo a partire alle 15:00. Mezz'ora di ritardo.

Dai, poteva non arrivare o altro, invece sei in viaggio

Con queste parole tentavo di tranquillizzarmi, ma ormai ero nel mood di "qui qualcosa va storto sicuro"...


Il viaggio Torino-Parco di Monza consiste in circa un'ora e mezza di durata.

Noi partimmo alle 15:00 e arrivammo alle 18:20.

Fui nel Pit A alle 19:00 e mi persi tutti i gruppi da apertura (The Teskey Brothers e Tash Sultana).

Ebbi però modo di leggere i primi cinque capitoli del vincitore Premio Strega 2023, Come D'Aria di Ada d'Adamo e forse cazzata più grossa non potevo farla.

Perché in quei primi cinque, intensi, capitoli viene fuori tutto ciò che caratterizza quel libro: riflessioni sulla malattia, sulla morte e sul senso della vita.

Le stesse cose che stavo andando a cercare nel concerto di Springsteen.

L'entusiasmo con cui stavo affrontando il viaggio venne scalfito dalle esperienze che avevo appena letto ("Come d'aria" è un coinvolgente romanzo che narra la storia di una figlia disabile, Daria, e di sua madre Ada. La vita di Daria è stata segnata fin dai primi giorni da una malformazione celebrale e la mancanza di una diagnosi tempestiva le ha causato un ritardo cognitivo e gravi difficoltà motorie e comunicative. Alla soglia dei cinquant'anni anche Ada però scopre di avere un male incurabile).

Cercai di reggere al meglio che potevo, ma arrivato al quinto capitolo mi resi conto che se avessi continuato mi sarei presentato da Bruce con troppe idee e riflessioni da fare.

Necessitavo di una mente libera per poter percepire ogni vibrazione e ogni parola che il Boss voleva concederci.

Così chiusi il libro e mi focalizzai sulla follia del viaggio.


Perché così tanto ritardo?

Perché Monza era immersa nel traffico, il suo solito, quotidiano traffico e quello extra per via dei 70.000 partecipanti al concerto.

Un tragitto che in condizioni normali avrebbe richiesto 10 minuti di viaggio, in quella giornata richiese due ore.

E come se non bastasse, una volta entrati dentro Biassono (il comune in cui il pullman avrebbe dovuto parcheggiare, nonché l'ingresso migliore per raggiungere il Pit A), l'autista decise di sbagliare strada per ben quattro volte!

Significativo fu il dito indice di un abitante del posto che vedendoci entrare in una stradina immersa nelle ville del paese iniziò a farci segno di "no, qui non ci potete passare" (anche se nella mia mente era il destino malvagio che mi diceva "no, tu al concerto di Springsteen non ci puoi andare, figlio di puttana.")

Gli sguardi degli altri passeggeri erano simili al mio, sgomento e incredulità.

I minuti passavano e un viaggio che sarebbe dovuto essere più comodo della macchina si stava piano piano trasformando in un inferno. Alcuni di noi iniziarono ad urlare di scaricarci in qualunque posto, bastava che ci facessero scendere e che ci lasciassero raggiungere il Parco di Monza (ovviamente non era possibile fare una cosa del genere, le regole prevedevano che il luogo in cui il pullman ci avesse fatti scendere doveva per forza corrispondere a quello in cui ci avrebbe ricaricati una volta finito il concerto).

Alla fine un paio di fan decise si armarono di Google Maps, cercarono il nostro parcheggio e iniziarono a fare da navigatore all'autista.

Nel giro di dieci minuti, per grazia di Dio, arrivammo al parcheggio.

Ci affrettammo tutti a segnarci il posto con una flag sulla nostra app per poi camminare a passo sostenuto verso l'Autodromo.

La camminata dal pullman al Parco prese circa 40 minuti, una fiumana di persone collegava ogni parte di Biassono al Parco, come una sorta di formiche in fila attirate da una montagna di zucchero.

Entrai, passai i controlli, tolsi il tappo alla mia bottiglia, aprii il mio zaino e mostrai il libro di d'Adamo (era più pesante di quando l'avevo messo nello zaino la sera prima, sapevo cosa conteneva e l'importanza di quelle parole avevano guadagnato peso nella mia coscienza), mi diedero il braccialetto da stringere al polso per entrare nel mio Pit e, finalmente, alle 19:00, mezz'ora prima dell'arrivo di Bruce secondo il programma, mi presentai sul terreno di fronte al palco.

Corsi ad acquistare la maglietta che avevo puntato mesi fa sbirciando il merchandising sul sito di Bruce (ma non trovai la borsa di tela perché erano finite, mannaggia la miseria) e poi mi diressi al bagno (qui, in coda, decisi di mangiare il mio panino al prosciutto in modo da poter poi correre direttamente al mio posto tra il pubblico).

Feci tutto come mi ero programmato e mi diressi verso l'angolino che più mi aggradava.

E lì, aspettai.






Bruce decise di tardare di venti minuti, alle 19:50 si presentò sul palco sbottando con No Surrender.

Bene o male tutte le persone presenti a quel concerto sapevano a cosa andavano incontro. A differenza degli anni passati, Bruce aveva deciso di fare uno spettacolo che si ripetesse sempre uguale, con le stesse introduzioni e con quasi gli stessi pezzi per ogni parte del mondo. Quindi ci eravamo già tutti spoilerati ciò che avvenne dopo.

Ma a me questo non rovinò minimamente l'intensità dell'esperienza.

Perché un conto era vederlo su YouTube.

Un conto era averlo in carne ed ossa di fronte a te che pronuncia quelle parole...


Il secondo pezzo era Ghost, una traccia proveniente dal mio album preferito (Letter to You, del 2020) e che parla dei fantasmi dei nostri cari, del nostro passato e dei nostri avi. Una delle prime tracce riguardanti la morte di questo concerto.

Al contrario del primo pezzo notai che tutti gli over 50 attorno a me non cantavano questa canzone, e neanche ballavano. Percepivo quasi un senso di rifiuto.

Ma non credo si trattasse dello stile della canzone, che è quello classico di Springsteen, quanto più dell'idea che se il loro artista preferito parlava di morte ci avrebbero dovuto fare i conti anche loro. E oggi proprio non ne avevano voglia.

In sostanza io ero alla ricerca di un giorno per celebrare la morte come ciò che dà valore alla vita e loro erano lì solo per celebrare la vita e basta.

Fu intenso come pezzo, e fu la prima grande emozione della serata.

La scaletta proseguì con il classico Prove It All Night (qui tutti si misero a ballare) per poi ritornare all'album della "morte" con la traccia che dava nome all'opera, Letter To You il cui ritornello è:

Nella mia lettera a te

Ho messo tutte le mie paure e dubbi

Nella mia lettera a te

Tutte le cose difficili che ho scoperto

Nella mia lettera a te tutto quello che ho trovato vero


Ho preso tutto il sole e la pioggia

Tutta la mia felicità e tutto il mio dolore

Le stelle della sera oscura e il cielo blu del mattino

E inviato nella mia lettera a te



Dopodiché si proseguì con The Promised Land, Out in the Street, Darlington County e Kitty's Back (le durate di queste ultime due, sfiorarono i dieci minuti).

Apprezzai con piacere la cover dei Commodores, Nightshift per poi "sopportare" Mary's Place e Johnny 99.

In seguitò si arrivò al classico The River (con cui feci una bella diretta su Instagram) e come tredicesima canzone (quale se non la proprio la 13) Bruce fece la classica, e parecchio toccante, introduzione di Last Man Standing.

In quel momento le parole di Ada d'Adamo tornarono pressanti. Bruce parlava e io sentivo ronzare attorno a me quei pensieri che tutti facciamo alle 3 del mattino, quando ci rendiamo di nascere soli e di morire soli. Quando ci rendiamo conto che possiamo perdere le persone che amiamo nel giro di niente.

Erano lì, vicino alla mia testa, fastidiose come un moscone in un caldo pomeriggio estivo.

Nonostante un paio di fan di fronte a me stessero concordando quante birre comprare al povero ragazzo che girava in mezzo a 70.000 fan con una cassetta piena di birra sopra la testa, gli occhi mi si inumidirono.

Ascoltai con convinzione ogni parola di Bruce e cantai il testo con grazia, quasi come se fossi entrato in un cimitero, in un luogo sacro dove non bisogna danneggiare nulla.

La canzone successiva fu Backstreets, la mia canzone preferita in assoluto, e anche il momento più alto del concerto.

Perché a differenza delle performance nelle date precedenti, qui Bruce aggiunse alcune parole nell'intermezzo...


Piccola parentesi:

Come sapete, di professione faccio il fotografo.

Adoro fare le foto ai matrimoni perché mi piace vedere tutte queste persone felici. Mi piace sapere che gli sposi abbiano ancora i genitori in vita e che siano in salute, perché tutto questo mi ricorda il filmato del matrimonio dei miei genitori (che ho visto parecchie volte nel corso della mia vita) e in cui erano presenti tutti i miei nonni, e i miei genitori e i loro amici erano nel pieno della loro gioventù. Avevano i volti ancora da consumare, non c'erano preoccupazioni imminenti e il mondo splendeva.

Ogni volta che lavoro in un matrimonio è come se mi calassi in quella giornata di settembre del 1993, e riesco a sentire tutti i miei cari di fianco a me. Tornano in vita e mangiano e si divertono con gli invitati del matrimonio per cui sto lavorando.

Ci trovo qualcosa di struggente e malinconico nei matrimoni (battute facili a parte).



...Bruce, con le lacrime agli occhi, parlando di un amico che ha perso da poco aggiunse:



Conservo tutti i tuoi vinili e i tuoi libri, insieme a quella tua chitarra che non era mai accordata...

Ho anche quella foto di noi due, sulla tua veranda, nel giorno del tuo matrimonio...

E il resto di te... il resto di te è andato.

Ti conserverò qui (indicando il cuore)... Proprio qui...


E fu lì che cedetti.

Lo stress di un anno e mezzo in cui mettevo in dubbio costantemente la mia presenza a questo concerto, l'idea della morte che mi ero fatto, l'idea struggente dei matrimoni, le parole di Ada d'Adamo che ronzavano ancora vicino a me.

Tutto si unì in quel semplice discorso di Bruce.

E una lacrima rigò il mio volto.

L'emozione più intensa che abbia mai provato a un concerto.

Uno di quei momenti in cui realizzi che qualche coscienza dentro di te si è arricchita, che qualcosa da domani cambierà. Che si può scendere a patti con tutto nella vita.

Basta essere forti, perché solo i più forti sopravvivono.

Backstreets riprese e noi del pubblico gridammo il resto del testo.

Sfogai tutto ciò che mi si era accumulato dentro nell'ultimo anno.

Una seduta spirituale, un esorcismo creativo.

Dio, se sapessi trovare le parole per descrivervi davvero ciò che ho provato!



L'encore fu Born to Run, Bobby Jean, Glory Days, Dancing in the Dark (la traccia con cui mi innamorai di Bruce dopo aver visto l'introduzione di questa canzone nello spettacolo Springsteen on Broadway), Tenth Avenue Freeze-Out e Twist and Shout / La Bamba.

Come da classica scaletta il concerto si concluse poi con la commovente I'll See You in My Dreams, la canzone che più di tutte parla di morte in Letter to You (qui la suggestiva interpretazione per l'anniversario del 9/11), cantata solo da Bruce in acustico:


La strada è lunga e sembra senza fine

I giorni passano, mi ricordo di te amico mio

E anche se te ne sei andato

E il mio cuore mi è sembrato vuoto

Ti rivedrò nei miei sogni


Ho messo la tua chitarra qui, vicino al letto

Tutti i tuoi dischi preferiti e tutti i libri che hai letto

E anche se la mia anima si sente spaccata

Ti rivedrò nei miei sogni


Ti rivedrò nei miei sogni

Quando tutte le nostre estati saranno finite

Ti rivedrò nei miei sogni

Ci incontreremo, vivremo e rideremo di nuovo

Ti rivedrò nei miei sogni, al di là del fiume

Perché la morte non è la fine

E ti rivedrò nei miei sogni





Sono alla conclusione della scrittura di questo pezzo.

Ho rivissuto il concerto, ho di nuovo gli occhi lucidi.

Ho voluto scrivere questa cosa per non dimenticarmene, per condividere cosa ho provato a tutte quelle persone che mi chiedono "com'è andato il concerto di Bruce?".


Ecco, questo viaggio solitario è stato così costruito ed è così intenso.


Il concerto più emozionante della mia vita.



Grazie Boss, spero di rivederti presto.



Seguitemi sui social! @gribyslab

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